India - dalle fortezze dei Maharaja alle montagne del Darjeeling

Racconti di Viaggio degli Amici di Viaggiatori nel Tempo oggi ci permette di andare alla scoperta dell'India, grazie al racconto di viaggio di Annalisa e Sergio! India, un paese tanto affascinante quanto anche difficile da visitare per i suoi contrasti e la sua povertà. India, un posto che ti rimane nel cuore, nel bene e nel male, con tutti i suoi pregi ed i suoi difetti. Scoprite l'India con loro!

Annalisa e Sergio in India

Devo ammettere che ancora a distanza di mesi ho un brivido di freddo quando penso all’India.

È la prima volta che torno da un viaggio abbastanza traumatizzata.

Forse non è stata una grande idea scegliere l’India come primo viaggio in oriente. Forse non era il momento: ero in un periodo personalmente molto stressante. Forse sono partita con le premesse sbagliate: pensavo di trovare un mondo dove le persone con la loro spiritualità riescono a vivere in pace anche in condizioni tremende.

Non è così.

Forse è semplicemente l’effetto dell’India che in un modo o nell’altro ti entra dentro e ci vuole un tempo più o meno lungo per smaltirla e per trarre gli insegnamenti che ogni viaggio porta con sé. Mio marito l’ha vissuta in maniera meno traumatica quindi è veramente una questione personale. E comunque dicono che l’India del Sud sia meno forte… Non so se lo scoprirò mai J!

Noi abbiamo deciso di fare tutto da soli. Molti viaggiano accompagnati da guide, sicuramente è un modo molto meno stressante di viaggiare e forse può essere un modo di vedere la vera India e non essere trattati da turisti.

Abbiamo comprato i biglietti ad aprile per agosto. Abbiamo trovato una super offerta tramite l’app della Lufthansa. Controllate sempre sulle app delle compagnie perché alle volte si trovano offerte che sul sito non ci sono. Abbiamo prenotato tutto da Roma: alberghi tramite Booking, treni tramite il sito Cleartrip e aerei interni tramite i siti delle compagnie low cost: Indigo e Spicejet.

Il consiglio spassionato è di prenotare tutto in anticipo: il viaggio ha già una alta dose di imprevisti e non conviene aggiungerne altri!

Ultimo consiglio: dotatevi assolutamente di un navigatore gps offline. Noi abbiamo usato Osmand e ci ha salvato la vita in un paio di occasioni. Di internet non c’è bisogno: non ci crederete ma c’è il wifi ovunque!

Ecco il nostro itinerario:

  • 1° giorno: La sconvolgente Delhi
  • 2° e 3° giorno – La magica Jaisalmer
  • 4° giorno  – Jodhpur: la città blu
  • 5°-7° giorno – Jaipur: la capitale del Rajastan
  • 8°-9° giorno – Udaipur: il paradiso
  • 10° e 11° giorno – Agra e il Taj Mahal
  • 12° e 13° giorno – Varanasi, la città del sacro Gange
  • 14°- 17° giorno – Darjeeling
  • 18° giorno – Delhi
Il nostro itinerario

Il nostro itinerario

1° giorno: La sconvolgente Delhi

Siamo atterrati a Delhi la sera prima in tarda serata e siamo arrivati in albergo con un transfer prenotato in anticipo vista l’ora. Siamo solo di passaggio dato abbiamo prenotato il treno delle 17 che in 17 ore ci porterà a Jaisalmer, al confine con il Pakistan. La mattina dopo siamo pronti per immergerci nella grande città e ci facciamo portare al Red Fort nella Old Delhi.

Lì iniziano tre ore surreali che non scorderò mai nella mia vita.

Il Red Fort era chiuso per i festeggiamenti dell’indipendenza. Spaesati cercavamo di decidere cosa fare, ma non c’è tempo di ragionare in India: subito siamo stati assaltati da milioni di persone che volevano vendere qualcosa.

Alla fine siamo finiti su un risciò che ci ha fatto immergere nel bellissimo antico bazar di Old Delhi. All’inizio la meraviglia è stata grande: un caos indescrivibile. Presi dall’entusiasmo abbiamo detto sì a tutte le sue proposte: vedere un antichissimo santuario, andare al mercato delle spezie, comprare Pashmina.

Più passava il tempo più ci siamo accorti di essere stati rapiti da un tizio in risciò che ci portava in tutti posti per turisti.

Eravamo in ritardissimo per il treno, ma non c’era modo di liberarsi di lui finché non fossimo andati nel negozio di Pashmine. Al netto del rapimento, abbiamo visto parti del bazar che da soli probabilmente non avremmo visto ed è stata una vera avventura. Ma lì in quel momento, dopo che abbiamo anche dovuto pagare un tassista per portarci in stazione perché non avevamo idea di dove fossimo, dopo che non si riusciva a trovare il binario dato che le guardie che abbiamo trovato ci stavano facendo entrare su un treno a caso, l’unica cosa che mi veniva da pensare per la prima volta nella mia vita era: voglio tornare a casa!

Delhi

Delhi

2° e 3° giorno – La magica Jaisalmer

Devo ammettere che le 17 ore sul treno sono state un toccasana: avevo decisamente bisogno di staccare un po’ da quel delirio. Abbiamo viaggiato in seconda classe con aria condizionata. Ci sono anche le classi più economiche senza aria condizionata. La scelta di partenza è stata di viaggiare e di dormire in luoghi confortevoli e devo dire che sono molto felice di averla fatta.

Jaisalmer è lontana ma vale assolutamente la pena arrivarci. Il forte è l’unico dove vivono ancora delle persone. Sembra veramente un miraggio nel deserto. È stato confortante il poter finalmente camminare e girare liberamente la cittadina vagando tra le stradine e passeggiando per il bazar.

Ci hanno fermato solo dei bambini e un ragazzo, Jordan, che ci ha portato il giorno dopo a vedere le tombe dei Maharaja. L’albergo dove eravamo organizzava anche gite nel deserto sui cammelli: noi abbiamo deciso di non farla un po’ perché si tratta comunque di una cosa turistica, un po’ per mancanza di tempo, ma devo ammettere che con il senno di poi l’avrei fatto.

 

il Forte di Jaisalmer

il Forte di Jaisalmer

4° giorno  – Jodhpur: la città blu

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jodhpur

L’arrivo a Jodhpur è un’altra di quelle scene indelebili nella mente.

Arriviamo in serata e il tuk tuk ci porta all’albergo sfrecciando tra le strette vie della cittadina che è sommersa di gente scesa in strada per festeggiare una delle milioni di feste che ogni cittadina ha in India. Questa era per celebrare i monsoni e nella penombra oltre a tante tante persone spuntavano enormi ombre che si rivelavano essere elefanti. La mattina dopo la città era dormiente e abbiamo visitato in molta tranquillità il Forte di Jodhpur: un enorme palazzo arroccato su un monte. Bellissimo e tenuto veramente molto bene.

L’organizzazione e l’audioguida farebbero invidia a molti nostri siti turistici. Questa è una delle tante (tante) contraddizioni dell’India: ci sono servizi super efficienti, ottima organizzazione, pulizia. Basta girare l’angolo e c’è solo povertà e degrado. Dopo il forte arriviamo a piedi ad un mausoleo lì vicino che offre una meravigliosa vista sulla città e sui tetti delle case dove vediamo tanti bambini intenti a giocare con gli aquiloni. Ci immergiamo nel bazar ed è subito Delhi: clacson, caos, risciò, tuk tuk, calessi, mucche (tante mucche), esseri umani. Anche lì, non sappiamo neanche come ma ci ritroviamo dentro ad una factory di tessuti dove, nonostante le nostre obiezioni, hanno insistito per farci tutta una presentazione sui tessuti più pregiati usati dalle grandi marche europee. Non so come siamo riusciti ad uscire da lì senza comprare niente.

jodhpur

jodhpur

5°-7° giorno – Jaipur: la capitale del Rajastan

Questa volta viaggiamo di giorno e arriviamo a Jaipur, praticamente una metropoli!

Jaipur

Jaipur

Ci mettiamo d’accordo con il tuk tuk che ci ha portato all’albergo per portarci il giorno dopo all’Amber Fort che si trova fuori città. Grande errore!! La mattina dopo ci troviamo puntuali con Khan che ci porta al forte. Molto bello anche se lasciato un po’ a se stesso, ma si può intuire la grandezza di un tempo. Volevamo vedere anche il forte più in alto ma Khan dice che non può aspettarci e quindi cerchiamo di tornare in città.

Qui inizia l’incubo dato che Khan cerca in tutti i modi di convincerci prima ad andare in un ristorante e poi di andare a vedere negozi di vestiti o di argento: sono seguiti interminabili minuti di estenuanti richieste e di estenuanti no!

Alla fine ci facciamo portare stremati al Monkey Temple non segnalato sulle guide ma citato su Trip Advisor. Qui un ennesimo ragazzo insiste per accompagnarci per aiutarci con le scimmie e ormai non abbiamo più la forza per dire di no. Il ragazzetto era interessato solo alle scimmie, ma la cosa bella è salire su e vedere il complesso di templi arrivando ad una piscina dove le persone vanno a purificarsi. Purtroppo non abbiamo potuto vedere nulla perché l’orario era sbagliato: è necessario andare la mattina presto o dopo il tramonto. Non vi spaventate se il tizio vi dice che i graffi delle scimmie sono velenosi: è una delle tante cose non vere che vi diranno per sganciarvi più soldi. Torniamo in hotel distrutti, ma fortunatamente lì incontriamo due ragazzi con i quali parliamo tutta la sera un po’ dell’assurdo paese in cui ci trovavamo e un po’ di tanto altro. Questo è stato un altro aspetto bello del viaggio. Siamo persone introverse che difficilmente attaccano bottone durante i viaggi. Qui parlavamo con chiunque ci capitava perché la necessità di condividere quello che stavamo vivendo era troppo grande ed era rassicurante riscontrare anche negli altri lo stesso smarrimento che abbiamo provato noi in alcuni momenti. Il giorno dopo abbiamo visitato il centro e preso la nostra prima pioggia monsonica. Abbiamo visitato il City Palace, una specie di parco con attrezzi per osservare le stelle e il cielo realizzato da un Maharaja nel ‘700 e il palazzo del vento molto bello sia da fuori che dentro. Decidiamo di fare una lunga camminata passando per il bazar: una volta che vi allontanate dai luoghi per turisti vedrete il vero bazar dove gli indiani vanno a fare acquisti e dove nessuno ti rompe un po’ perché in pochi sanno l’inglese un po’ perché non capiscono perché i ricchi occidentali (per loro siamo tutti soldi che camminano) decidono di passeggiare per i loro bazar.

Forte di Jaipur

Forte di Jaipur

8°-9° giorno – Udaipur: il paradiso

Dopo questa prima intensa settimana Udaipur è stata un miraggio.

Piccola cittadina costruita sul lago Pichola, meta di villeggiatura per gli indiani che possono permettersi di andare in vacanza.

Mangiare in riva al lago o su un rooftop di sera con vista sul lago, passeggiare in tranquillità tra viette e templi, godersi uno spettacolo folkloristico di sera: insomma per la prima volta ci siamo sentiti veramente in vacanza.

Udaipur

Udaipur

10° e 11° giorno – Agra e il Taj Mahal

Finalmente è arrivato il momento di mettere gli occhi su una delle meraviglie del mondo. Il primo giorno decidiamo di camminare fino al Red Fort di Agra diventando un’attrazione per le milioni di persone che passano in macchina e motorino che ci fissano, ci suonano, e gli altrettanti milioni di tuk tuk e risciò che proprio non capiscono perché preferiamo camminare.

È una questione di prestigio, se vai a piedi sei nella più bassa scala sociale che ha una sua formazione ben precisa: uomo a piedi, risciò, tuk tuk, motorino, taxi, macchina, suv.

Il Red Fort è grande e tenuto bene e offre una prima mozzafiato visione sul Taj Mahal che si scorge in lontananza affacciato sul fiume.

La mattina dopo ci svegliamo all’alba per raggiungere il Taj Mahal: la levataccia è davvero consigliata perché si può godere di questa reale meraviglia senza la ressa di persone.

C’è poco da dire sul Taj Mahal. È una di quelle cose che devi vedere con i tuoi occhi per capire perché sia così rinomata. È un giardino dell’Eden dove regnano pace e tranquillità nonostante le persone. È la simmetria perfetta che lo rende bello da ogni angolazione da cui lo si guarda. Forse è veramente risultato dell’amore infinito con il quale è stato costruito. Un amore che magari ora non capiremmo, ma che all’epoca dev’essere stato qualcosa di raro.

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Agra

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Taj Mahal

12° e 13° giorno – Varanasi, la città del sacro Gange

Purtroppo agosto e la stagione dei monsoni non è il momento adatto per visitare Varanasi che è la città dove le persone vanno principalmente a morire. Si dice che immergersi nell’acqua del Gange liberi da ogni peccato aiutando le persone a reincarnarsi in caste superiori o ad interrompere il ciclo raggiungendo il Nirvana. Lungo tutto il fiume ci sono i Ghat, formati da scalette che si immergono nel fiume. Quando la marea è bassa è possibile camminare tra i Ghat e prendere le barche che permettono di vedere i riti e le funzioni dall’acqua.

Noi abbiamo assistito alle funzioni della sera e dell’alba. La funzione della sera sembra più uno spettacolino per turisti, quella dell’alba è sicuramente più suggestiva.

A Varanasi abbiamo dormito in un ostello ben organizzato dove era possibile prendere parte a visite guidate per poche rupie. Abbiamo partecipato a quella che ci ha portato a vedere vari Ghat e vari templi ed è stata molto interessante. La sera ci siamo avventurati verso la parte nord, più frequentata e vicina al Ghat principale.

Devo dire che Varanasi non mi ha entusiasmato. Pensavo mi avrebbe colpito di più. Forse arrivando da una società iper-religiosa non mi è sembrato niente di diverso dai riti che si vedono in Italia.

Ma si sa che sono una miscredente in generale, quindi anche questa è probabilmente una esperienza molto personale.

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Varanasi

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Varanasi

14°- 17° giorno – Darjeeling

Dopo una sosta velocissima a Delhi dove abbiamo avuto una brutta esperienza con un taxi prepagato che guidava come un matto, fumava erba e ci ha lasciato sotto il diluvio lontano dall’albergo perché non gli andava di fare il giro, siamo finalmente partiti alla volta di Darjeeling. Il volo interno arriva a Bagdobra. Da lì bisogna prendere un taxi o una jeep condivisa che però si riempie a dismisura e non parte finché non è piena.

La salita della montagna è veramente bella. Si intravedono i primi campi di tè e le casette arroccate tra una curva e l’altra mostrano già uno stile diverso da quanto visto finora. Capiamo presto perché: gli indiani nel Darjeeling non sono indiani, ma principalmente nepalesi.

Lo si vede da tutto: le strade sono più pulite, non esistono mucche o altri animali costretti a vivere tra la spazzatura, le persone non ti fissano come se volessero rubarti l’anima.

Purtroppo la stagione non è giusta per godere della vista sulla catena himalayana. Riusciamo a scorgere qualcosa solo il primo giorno. Da vedere assolutamente il museo di Tenzing Norgay, primo scalatore dell’Everest, all’interno dello zoo, la pagoda giapponese, il giro sull’antico treno a vapore ancora funzionante, la visita ai tanti coloratissimi templi buddisti e la visita alla Happy Valley Tea Estate dove realizzano il vero tè di Darjeeling. Neanche a dirlo, è stata la mia tappa preferita! Dicono che dopo un viaggio stressante va sempre aggiunta una meta rilassante e questa è stata la nostra.

Darjeeling

Darjeeling

18° giorno – Delhi

Torniamo a Delhi per l’ultimo giorno prima del rientro. Decidiamo di andare prendere la metro per vedere il luogo dove è stato ucciso Ghandi. Pensate sia stata una impresa facile e invece raggiungere la metro è stato difficilissimo e possibile solo grazie al navigatore che ci ha detto esattamente dove era l’entrata. Infatti, ci hanno fermato più volte dicendo che era pericoloso, che era chiusa, che non era dove stavamo andando etc etc… In realtà posso dire che la metro di Delhi è milioni di volte meglio della metro di Roma!

La visita allo Ghandi Smitri è molto bella con tante foto e oggetti appartenuti al Mahatma che rappresentano bene la grandezza del suo pensiero. Molto toccante la strada con le orme che rappresentano gli ultimi passi di Ghandi dalla sua camera al posto in cui è stato ucciso. Da lì decidiamo di vagare a piedi e ci troviamo in un super quartiere ricco pieno di stradoni e senza gente, giusto qualche scimmia. Arriviamo ad una specie di centro commerciale per indiani ricchi che si affaccia direttamente su una baraccopoli.

È tutta lì l’India, nella sua infinita contraddizione che permette a persone poverissime e a persone ricchissime di vivere l’uno accanto all’altro come niente fosse. Forse è tutto giustificato per loro dalla religione che dice ad ogni persona che l’unico modo per progredire è di morire sperando di rinascere in una casta più alta e che la casta in cui si è nati è il risultato del karma accumulato nelle vite precedenti.

Delhi

Delhi

Per concludere ecco 10 consigli utili per chi vuole programmare un viaggio in India:

  1. Non credete mai ad un indiano: danno informazioni anche se non sanno la risposta. Oppure le danno sbagliate apposta per venderti qualcosa. Cercate più fonti possibili prima di partire: guide (la lonely planet dell’India non si è rivelata molto buona), diari di viaggio su Turisti per Caso, Tripadvisor, etc… Se prenotate gli alberghi dall’Italia, appuntatevi sotto il prezzo in euro il cambio in rupie. Al momento di pagare controllate sempre.
  2. Dormire bene durante i viaggi in generale è molto importante e lo è ancora di più in India. Non è mai facile in generale cambiare letto quasi ogni giorno contando poi anche i viaggi in treno con aria condizionata a palla e persone che russano, se non vi attrezzate bene può diventare un incubo! Ormai il mio è un sistema collaudato: senza vergogna dotatevi di mascherina per gli occhi e cuffiette che inonderete di musica rilassante! Consigliati sigur ros o musica da meditazione. Ok, vanno bene anche i tappi, ma non è la stessa cosa!
  3. I vaccini non sono obbligatori e noi abbiamo deciso di non farli. Ci siamo trovati bene contando che un qualche problemino intestinale o un po’ di alterazione sono da mettere in conto. Comunque è importante, invece, portare tutti i medicinali utili ad affrontare emergenze: un antibiotico generico, tachipirina, imodium e bimixin, etc…
  4. Altra cosa da portare sono tutti i prodotti igienizzanti che vi vengono in mente. Ho fatto 10 anni di scout in gioventù e non sono davvero una persona schizzinosa… ma c’è un limite a tutto! Anche nei posti più insospettabili troverete dei bagni immondi che dovrete comunque affrontare per necessità!
  5. Viaggiare leggeri con uno zaino è indispensabile. Meglio vestirsi comodi, soprattutto per le donne meglio non dare troppo nell’occhio, soprattutto se si viaggia sole o in gruppo di sole donne. Suderete come non mai, quindi preparatevi a dover fare il bucato ogni tanto. Scarpe rigorosamente chiuse! Ho visto persone in giro con le infradito, ma dopo aver preso una pioggia monsonica che ci ha inondato scarpe e pantaloni di un acqua putrida che ha impuzzolito tutto per giorni, sono stata molto felice di aver avuto le scarpe chiuse!
  6. Evitate di prendere i taxi prepagati: costano meno ma sono molto meno affidabili. Meglio accordarsi prima con l’albergo oppure prendere i taxi normali se necessario
  7. Sperimenterete un caldo mai sentito prima che vi piegherà in due. Bevete tanto, tanto, tanto, tanto! Molto di più di quanto siete abituati a fare. Fortunatamente vendono acqua fredda in bottiglia ad ogni angolo
  8. Mangiate! Il cibo indiano è buonissimo. Lo edulcorano per i turisti, quindi se volete assaggiare il vero cibo piccante chiedetelo spicy. Il consiglio è di mangiare prevalentemente vegetariano e di mangiare tutto rigorosamente cotto. Sarete invasi da street food in ogni dove e sarà molto difficile resistere, ma provateci! Almeno che non abbiate deciso di vaccinarvi è la fonte più sicura, insieme all’acqua, per prendervi qualcosa! Da provare assolutamente: le aloo jeera (patate con cumino e curcuma), il cheese naan (il loro chapati ripieno di formaggio), le dosa (una specie di crepe fatta di lenticchie ripiena di patate), il pollo tandoori e il dhal, una zuppa di lenticchie.
  9. Alle volte sentirete il bisogno di sedervi un attimo a riposare… fatelo a vostro rischio e pericolo! Centinaia di indiani si avvicineranno a voi chiedendovi di fare le foto con loro! Vi sentirete dei VIP e avrete la possibilità di renderli MOLTO felici! Questa è una delle parti tenere dell’India: ti guardano come fossi un miraggio! Quegli sguardi dei bambini minuscoli con il kajal agli occhi che vivono in buchi nei muri che ti guardano con questi occhi grandi pieni di meraviglia è un’altra di quelle immagini che sarà difficile cancellare dalla mente.
  10. Il viaggio in generale, anche se delirante, è stato bello e non direi che ci sono posti che non vale la pena vedere. Sicuramente da vedere assolutamente sono Jaisalmer e il Taj Mahal. Varanasi in agosto perde molto, quindi si potrebbe decidere di dedicare il tempo ad altre cittadine del Rajastan che noi non abbiamo visto come Pushkar, oppure di fermarsi un giorno in più a Jaisalmer.

Questo è il nostro racconto su questo paese cosi diverso e pieno di contrasti.

Altre foto le trovi su Istagram ai nostri due profili:

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Annalisa & Sergio


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  1. fulvio giorgulli says:

    Ciao ragazzi!! Ho atteso di leggere il racconto fino a quando non è stato pubblicato da Eleonora e me lo sono letto tutto d’un fiato! Bellissimo davvero, i contrasti dell’India, le vostre paure, i problemi e i momenti di pace sono descritti perfettamente!! Credo sia uno di quei racconti da “vera vita vissuta” non quelli che leggi di solito in cui è tutto rose e fiori… complimenti ancora quindi!
    Attendo il vostro racconto sulla nuova zelanda visto che è una delle mete che vorrei visitare in futuro!!!
    Un saluto
    Fulvio

  2. Francesca says:

    wow che bel racconto, bravissimi!
    l’India deve essere davvero stressante e snervante, e non siete i primi che ne parlano in questo modo!
    ciao!

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