Inghilterra del Sud, Cornovaglia e Galles: racconto di viaggio

Pubblico con piacere il racconto di viaggio di Nadia e Lorenzo che, dopo averci fatto sognare con le Isole Azzorre, questa volta ci fanno scoprire l'Inghilterra del Sud, la Cornovaglia ed il Galles.

Nadia e Lorenzo in Galles durante una visita alle miniere

Dopo essere stati l’anno scorso in vacanza nelle bellissime Isole Azzorre, quest’anno abbiamo deciso di spostarci un po’ più a nord, ma di dedicarci sempre a un’isola: la Gran Bretagna!

In 18 giorni ci siamo dedicati alla scoperta dell’Inghilterra del Sud, Cornovaglia e del Galles.

Ecco il nostro racconto di viaggio!

INGHILTERRA DEL SUD E CORNOVAGLIA

Arriviamo a Bristol il 29 luglio con un aereo RyanAir da Orio al Serio. Raggiungiamo l’hotel col pullman che collega l’aeroporto alla stazione nella zona del Temple Meads e passiamo due notti a Bristol cominciando ad ambientarci con il clima e la società inglesi, ovvero molta acqua e tanto freddo (da soppesare facendo il confronto con le temperature italiane che l’estate scorsa -2017 ndr- sono state particolarmente alte).

Bristol è una città come tante altre nel Regno Unito: casette basse e vecchie in pietra nella zona periferica, ma anche molte zone centrali moderne e altrettante ancora in costruzione. Si replicano perfettamente, magari variando solamente per la dimensione, le altre che abbiamo visitato: Cardiff, Liverpool e Manchester. La cattedrale e/o il castello sempre presenti. Il parco cittadino molto ben curato. L’ampia zona universitaria.

Inoltre la città è un centro culturale particolarmente vivo nel contesto musicale inglese, qui infatti nasce il genere musicale del Trip-Hop, gruppi come Portishead e Massive Attack sono nati qui. Durante il periodo estivo è facile trovare in giro per la città numerosi concerti e festival musicali di ogni tipo.

Nel parco cittadino Brandon Hill consigliamo di avventurarsi nella salita della Cabot Tower da cui si ammira il panorama a 360 gradi di tutta la città. Uscendo da una uscita che porta al Bristol Museum & Art Gallery (che abbiamo visitato per ripararci dalla pioggia) ci siamo avventurati in un’opera di Bansky, artista e writer di Bristol, considerato uno dei maggiori esponenti della street art. Non ci siamo dedicati a un tour specifico dei murales (suoi e di altri artisti) ma ci sentiamo di consigliarla.

Bansky – murale

Bath – cattedrale

In auto ci siamo diretti verso la nostra seconda tappa che è anche stata una delle mete che ho amato maggiormente: Stonehenge.

Prima di visitare questo sito archeologico meraviglioso ci siamo però fermati nella cittadina di Bath.

Il suo nome prende origine dai bagni romani e le sue terme sono le uniche naturali del Regno Unito. Volendo si possono anche prenotare gli ingressi alle SPA della città e consigliamo di farlo in anticipo perché abbiamo visto parecchia coda all’ingresso. Noi, non essendo amanti delle terme (soprattutto quelle affollate) e preferendo differenti tipologie di visite, dopo aver mangiato e fatto un tour della città, ci siamo diretti verso Stonehenge.

Anche per questa visita vi consigliamo la prenotazione tramite il loro sito ufficiale perché ci sono diversi orari cui è possibile accedere al sito archeologico e sarebbe proprio un peccato perdersi la possibilità di vedere questo luogo. Fate attenzione se pensate di volerci andare il giorno del solstizio d’estate perchè scoprirete che il sito archeologico è chiuso e dovrete quindi informarvi su come potervi accedere.

Stonehenge risulta tutt’oggi un mistero e sono state fatte svariate ipotesi sul significato e sulla funzione di questo cerchio neolitico.

Forse vi demoralizzerà sapere che il cerchio è recintato e che non è possibile camminare all’interno o anche solo vicino alle pietre, ma gli inglesi sono astuti e hanno previsto un percorso intorno ai megaliti che vi permetterà anche di scattare delle foto dignitose nonostante la presenza di un folto numero di turisti.

Su di me questo luogo ha esercitato un fascino calamitante tanto che andando via non riuscivo a smettere di voltarmi e guardarlo fino a che non è diventato più visibile.

Se pensate che non valga la pena pagare un biglietto piuttosto caro per visitare questo luogo sappiate che una strada sempre molto trafficata (e qui sì che ha senso chiamarla “coda per curiosi”) passa a non più di 100 metri dal cerchio, ma desistite dal credere che possiate entrare a sbafo perché i controlli sugli accessi sono ben pensati.

La location del sito di Stonehenge è molto caratteristica, immersa in un verde incontaminato ricco di boschi e piccole colline, che un tempo si pensa fossero tombe.

Stonehenge

in traghetto verso l’isola di Wight

Il giorno dopo ci attende il traghetto verso l’isola di Wight dal porto di Lymington in una giornata davvero soleggiata (a differenza del giorno successivo che sarà uno tra i più piovosi del viaggio).

L’isola ospita il Festival dell’Isola di Wight, rinato nel 2002 dopo le prime tre epiche edizioni degli anni dal 1968 al 1970. In molti bar e ristoranti sono esposte fotografie dell’epoca testimonianti la marea di persone che vi ha partecipato e ha avuto la possibilità di ascoltare l’esibizione di alcuni tra i più grandi artisti rock della musica come Bob Dylan, Joe Cocker, gli Who e Jimi Hendrix con i Doors. La traversata è decisamente breve e dopo circa una ventina di minuti di navigazione nel canale che separa l’isola di Wight dall’isola della Gran Bretagna ci dirigiamo a vedere le scogliere bianche con i faraglioni denominati The Needles e il loro faro.

Isola di Wight – faraglioni

Ci spostiamo a sud verso un’altra zona costiera con annesso faro dove la roccia vira sul rosso e da lontano avvistiamo su una collina l’oratorio Santa Caterina altresì conosciuto come Pepper Pot per la sua somiglianza con una pepiera. Questi saranno i paesaggi più ricorrenti durante tutto il viaggio: mare, scogliere, fari e tanto vento, quindi preparatevi con giacche impermeabili e che vi diano riparo dalle raffiche (a meno che non siate impavidi come gli inglesi!). All’interno invece vedrete tanta campagna con mucche e pecore al pascolo e percorrerete strade sempre ben tenute e circondate da alberi e siepi che formeranno anche veri a propri tunnel verde acceso.

Sull’isola è presente un sito alquanto raro ed al tempo stesso avvincente: un base missilistica costruita e mai utilizzata della guerra fredda. Enormi costruzioni di cemento arroccate sulla costa mostrano ancora i segni del clima teso che si respirava in quegli anni.

Come scrivevo poco sopra purtroppo il giorno dopo è stato tra i più piovosi capitati e il mare agitato ha addirittura provocato dei danni al motore del nostro traghetto costringendoci a prenderne un altro più tardi da Fishbourne che ci ha portato al porto di Portsmouth dopo aver riattraversato lo stesso canale del giorno precedente immerso nella nebbia, nelle nubi e nella pioggia.

Ci attende un bel tratto di strada verso la città di Exeter (pronunciatelo con l’accento sulla prima E o faranno fatica a capirvi!) dove passiamo solo la serata per poi ripartire il mattino dopo verso Polperro e Marazion con la versione inglese di Mont Saint Michelle, ovvero Saint Michael’s Mount.

Polperro è un antico e caratteristico villaggio di pescatori piuttosto turistico che ci introduce alla Cornovaglia. Qui cominciamo anche a capire cosa sono le maree. Infatti il porto, protetto da un muro che fa quasi da diga, è influenzato dall’alzarsi e abbassarsi dell’acqua per l’effetto delle maree e passa dall’essere praticamente secco, e poter vedere gli scafi delle barche ancorate, a riempirsi di acqua per farle galleggiare e dare la possibilità di uscire per la pesca. Il porto è pieno di barche di pescatori che lavorano incuranti della persone che curiosano tra le viuzze dove potrete mangiare una specie di panzerotto ripieno chiamato Cornish pasty. Molto diffuso in tutta la Cornovaglia è un tipico granchio, lo spin-crab. In tutti i negozi di souvernir è possibile acquistare l’attrezzatura per cimentarvi nella pesca di questo particolare granchio dalle lunghe chele e dalla corazza spinosa.

Polperro

Approfondiamo il tema maree dirigendoci a Marazion di fronte alla cui spiaggia si trova questa isola tidale dedicata anch’essa a San Michele come la più famosa situata nel nord della Francia. L’isola è collegata con delle barchette quando la marea è alta e da un percorso a piedi quando è bassa. Noi siamo arrivati con l’acqua alta ma stavano facendo le ultime traversate in barca e abbiamo quindi dovuto attendere la discesa della marea. Tenete anche conto che la fortezza chiude nel tardo pomeriggio, quindi se volete visitarla controllate bene il sito web dove vengono segnalati gli orari delle maree in modo tale da organizzarvi per raggiungerlo.

Saint Michael’s Mount

Land’s end

Se vi state chiedendo come mai ci siano nomi così particolari in questa zona è perchè anticamente si parlava una lingua diversa chiamata -in italiano- cornica.

Nella Cornovaglia ci siamo spinti fino al Land’s End, la punta più a sud-ovest della Gran Bretagna.

Questo luogo, davvero molto suggestivo riassume chiaramente come vedono gli inglesi il turismo: un’attrazione.

Mi spiego. Troverete sempre dove lasciare l’auto perchè ci sono parcheggi a pagamento nei pressi di qualsiasi meta turistica (tenetevi sempre un po’ di monete perchè si paga di pound in pound); non morirete mai di fame perchè troverete dal baracchino al ristorante; saprete sempre dove comprare dei souvenir da portare a casa (che siano cartoline, magneti o formaggi tipici).

Tintagel

Terminiamo il tour della Cornovaglia visitando Tintagel.

Rovine del villaggio e castello eretti su un promontorio e che vengono fatti risalire al periodo medievale e al luogo di nascita di re Artù.

Riprendiamo il viaggio in macchina e torniamo sempre più a est. Le distanze ora sono più lunghe e quindi ci fermiamo a visitare Lyton e Lynmouth, due paesini sulla costa settentrionale della penisola della Cornovaglia collegati da una funicolare realizzata con un sistema di contrappesi ad acqua funzionante dalla fine del 1800.

Anche questo paesino, che si affaccia sul canale di Bristol e da cui riusciamo già a vedere la sponda sud del Galles, è influenzato dalle maree.

io & le maree

Proseguendo all’interno dell’Exmoore National Park arriviamo a uno dei villaggi medievali meglio conservati di tutta l’Inghilterra, Dunster. Qui alloggiamo presso una stanza ben curata al di sopra di una pasticceria che sembra uscita dal programma Bake Off UK. Molto deliziosa e interessante, in quanto si ha la possibilità di entrare in uno degli storici edifici della via principale. Abbiamo il tempo di fare un giro per il piccolo villaggio dove troviamo altri edifici storici, l’Old Yarn Market e il castello che domina da sopra la collina e infine cerchiamo un posto dove mangiare.

Consiglio: se pensate di affidarvi a Tripadvisor troverete molti ristoranti validi per mangiare bene, però premuratevi di prenotare prima altrimenti dovrete aspettare molto prima di sedervi col rischio rimanere senza cena per mancanza di alternative o chiusura delle cucine molto presto!

Dunster

Glastonbury – abbazia

Proseguiamo verso il Galles facendo sempre una tappa infra giornaliera questa volta a Glastonbury. La città è conosciuta per il famoso festival musicale che si tiene fin dagli anni 70 -noto anche per il fango e gli Hunter boots- e per l’associazione con Avalon, l’isola leggendaria facente parte del ciclo letterario legato al mito di Re Artù. Io, che sono appassionata sia di musica, che di Hunter boots, che del ciclo di Avalon di Marion Zimmer Bradley, non potevo perdermi una visita alla suggestiva abbazia in rovina dove sarebbero sepolti i re sassoni tra cui Artù. Nella cittadina inoltre si respira un clima mistico, sorgono infatti numerosi negozi di magia ed esoterici, più o meno seri.


GALLES

Cardiff

Stiamo per entrare in Galles, ma prima si deve passare di nuovo da Bristol e abbiamo la possibilità di vedere dalla strada che costeggia le gole del fiume Avon il ponte sospeso di Clifton. Più avanti passiamo invece sopra al Severn Bridge (l’unico tratto di autostrada a pagamento in tutto il viaggio) e finalmente raggiungiamo Cardiff.

Qui ci prendiamo un attimo di respiro dai chilometri macinati e ci giriamo a piedi la città visitando il castello, l’università e riposandoci qualche giorno in vista di un sostanzioso spostamento verso nord. Ma prima, in giornata, facciamo una capatina a Swansea e alla penisola di Gower dove ci colpiscono le sempre immense e desolate spiagge.

Attraversiamo il Galles alla volta di Blaenau Ffestiniog per visitare le miniere.

Con uno stile da parco divertimenti scendiamo nella miniera di roccia di ardesia per sperimentare (molto alla lontana) come lavoravano e vivevano i minatori del luogo, ricco di questo minerale importantissimo tra il 1750 e il 1950.

Siamo già in Snowdonia, la regione montuosa che prende il nome dalla montagna più alta del Galles, lo Snowdon nell’omonimo parco nazionale.

Trenino per Snowdon

C’è la possibilità di fare moltissimi trekking ma noi ci facciamo prendere dalla pigrizia e dalla curiosità di salire sullo Snowdon con un trenino che collega la cittadina di Llamberis con la vetta.

Finalmente il paesaggio si fa selvaggio e incontaminato, anche se le pecore sono sempre ovunque, quasi sui binari. Sulla sommità fa freddo e c’è una nuvola che limita la vista, ma quando si apre un po’ è davvero uno spettacolo. Piccolo aneddoto è la fila interminabile che da educati e pazienti sudditi gli inglesi si facevano sulle scalette che portano a una targa indicante l’altitudine di 1086 m slm.

Blaenau Ffestiniog

Snowdon – la bellissima vista dall’alto

Peccato aver passato così poco tempo in questa regione perchè merita una vacanza a sé a tema trekking.

Le ultime tappe del Galles sono il castello di Caernarfon, dove il 1º luglio del 1969 si tenne la cerimonia di investitura di Carlo, che è infatti Principe di Galles. Cerchiamo di raggiungere South Stack, l’estremità dell’isola di Anglesey, ma non siamo fortunati con le isole minori e anche qui -come all’isola di Wight- troviamo una delle giornate più uggiose e fredde della vacanza. Peccato perchè ci sarebbe stata la possibilità di avvistare i puffins sulla scogliera.

Ma non ci abbattiamo e dedichiamo la giornata a visitare un altro castello, uno tra i meglio conservati, quello di Cowny. Sulla statale scorgiamo in lontananza verso qualche miglia dalla costa un immenso parco eolico che ci lascia senza parole.

castello di Caernarfon

Il nostro viaggio termina di nuovo in Inghilterra. Visitiamo la particolarissima città di Chester. Fondata dai romani (si scorge ancora qualche reperto in una zona vicino al fiume Dee), conserva la cinta muraria meglio conservata del Regno Unito e sopra la quale si può intraprendere una lunga passeggiata con vista sui tetti, sulle strade, sui parchi. Altra famosa attrattiva della città sono le Rows, case a graticcio in legno porticate e con una galleria al piano superiore.

Chester – le Rows, letipiche case a graticcio

Manchester – canali

Infine siamo a Manchester dove cerchiamo di goderci la città coi suoi canali, le sue birrerie e il ritorno a uno stile più cittadino. La città si presenta come fulcro economico dell’Inghilterra settentrionale, incentrato sull’efficienza lavorativa e sulla modernità. Nonostante tutto, vi consigliamo di cimentarvi in un sabato sera a Manchester. La città mostra la sua anima trasgressiva, i locali del centro si trasformano creando un’atmosfera di festa che coinvolge tutti. Facile imbattersi in personaggi eccentrici, auto che schizzano ovunque e ragazzi universitari che riempiono ogni via.

Da qui effettuiamo in treno una gita in giornata a Liverpool per onorare i mitici Beatles con una visita ai simboli degli albori della loro storia, tra cui il famoso Cavern Pub, dove la band, negli anni 60, si esibiva quando ancora era agli esordi. Nonostante la breve distanza che la separa da Manchester, Liverpool ha una fisionomia urbana completamente diversa. Piena di strutture storiche e un porto vivo e rinnovato completamente, mostrano quanto questa città sia stata, durante i secoli, un crocevia di diverse culture grazie alla sua esposizione sul mare.

Per chi fosse amante del calcio, e in particolar modo di quello inglese, consigliamo vivamente di trovare l’occasione di assistere a una delle partite delle squadre di Manchester o Liverpool ospitate nei loro meravigliosi stadi. Le squadre di queste due città hanno segnato la storia del calcio inglese e internazionale negli ultimi decenni. Mi raccomando di prendere i biglietti con il dovuto anticipo perché sono molto cari. Noi purtroppo non siamo riusciti a cogliere quest’occasione, i biglietti erano arrivati a costare oltre 90 sterline .

Liverpool sulla traccia dei Beatles


INFORMAZIONI UTILI:

  • Come spostarsi e dove dormire:

Non ce la siamo sentita di stravolgere le nostre “abitudini” di guida e abbiamo investito un bel po’ di € in più su un’auto col cambio automatico e devo dire che è stata la scelta di cui meno mi sono pentita in questo viaggio. Ci hanno dato un’auto affidabile su cui abbiamo una certa confidenza in quanto è la stessa che possediamo in Italia e inoltre ci siamo potuti equamente suddividere i chilometri da percorrere. Io ci ho messo una settimana ad abituarmi allo specchietto retrovisore sulla sinistra anziché sulla destra e ogni tanto, in situazioni di attenzione, mi veniva ancora da buttare la mano sul cambio per scalare marcia prendendomi così delle belle botte sulla portiera alla mia destra. Le strade inglesi sono spesso strettine, soprattutto quelle nella campagna, e quindi inizialmente c’è bisogno di un minimo di rodaggio, ma posso dirvi, a chi non ha mai provato e avesse delle perplessità, che non è nulla di infattibile.

Abbiamo provato tutte le tipologie di alloggi: in hotel, dall’Ibs (state attenti a prenotare i budget perchè potreste ritrovarvi con il bagno a vista -lavandino e doccia, la toilette per fortuna la mettono separatamente in uno stanzino) al Mercure; in bed & breakfast e guest house, presso tipiche villette a schiera con tanto di scale ripide, moquette spessa e materassi a molle, dove vi riuscirete a immergere nella vera cultura inglese e vi sentirete come a casa; negli inn, ovvero locande dove troverete al piano terra il tipico pub inglese e al primo piano le stanze. Dovrete fare il check in al bancone del bar e vi consigliamo di mangiare al pub, sempre rispettando le sue regole: cioè portandosi la birra in autonomia dal bancone e poi, dopo aver dato un’occhiata al menu non proprio da ristorante stellato, ordinando sempre in autonomia al bancone (portatevi il portafoglio perchè si paga prima di mangiare), e infine attendendo il proprio succulento piatto di carne e patatine fritte sul vostro bel tavolo appiccicoso.

Tra tutti i posti in cui abbiamo alloggiato, mi sento di consigliarvi il The Stone Hotel a Stonehenge, il The Olde House Dunster a Dunster (piccolo B&B con annesso negozio del thè), il Garswood Guest House a Marazion ed il Cornishman Inn a Tintagels.

  • Quanto stare:

Abbiamo fatto 18 giorni, di cui 5 in Galles e il resto prima in Inghilterra del sud-ovest e nel finale nella regione del nord ovest. A posteriori forse avrei preferito fare meno giorni e limitare la zona da visitare per ricercare più varietà di paesaggio: la campagna inglese è infatti quello più diffuso, oltre alle zone costiere.

  • Quanto ci è costato:

Si sa che il Regno Unito non è un paese economico. I voli ci sono costati circa 150 euro a testa, gli hotel – tutti sempre prenotati tramite Booking.com- circa 700 euro a testa, l’auto che abbiamo noleggiato dall’Italia con Avis per 12 giorni ci è costata circa 700 sterline (prendendone una col cambio manuale si riesce a risparmiare anche il 50%). Per le spese sul posto, cibo, ingressi ad attrazioni turistiche, parcheggi e benzina etc. abbiamo utilizzato l’applicazione Splitwise che mi sento di consigliare a tutti e che permette non solo di tenere nota di tutte le spese con debiti e crediti tra me e Lorenzo, ma anche di fare un bilancio finale di quanto abbiamo speso per determinate categorie di costo, all’incirca 450 sterline a testa.

In totale il viaggio ci è costato circa 1750 euro a testa, per un totale di 18 giorni.

Piccola nota sul cibo: purtroppo mangiare bene costa davvero molto e noi abbiamo scelto di fare qualche piccolo sacrificio in termini di benessere concedendoci più di qualche volta dei pasti non proprio salutari. Abbiamo mangiato molto bene in 3 occasioni: nel ristorante dell’hotel di Stonehenge (the Stones Hotel), in un ristorante d’ispirazione francese a Cardiff e in un ristorante a Llamberis con specialità gallesi (the Peak Restaurant). Un’idea intelligente è ordinare la zuppa del giorno e comprarsi della frutta nei supermercati per non abbandonare del tutto la dieta mediterranea!

Nadia e Lorenzo


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