Belgrado non è una città che si concede facilmente al primo sguardo. È ruvida, stratificata, a tratti contraddittoria. Ed è proprio in questa complessità che il suo lato più affascinante prende forma: quello brutalista.
Tra palazzi massicci, geometrie imponenti e cemento a vista, la capitale della Serbia racconta una storia che va oltre l’estetica. È una storia fatta di ricostruzioni, ideologie, sogni urbanistici e identità in continuo cambiamento.
Può piacere, o non piacere, ma di sicuro ha un fascino che ti cattura. Io ne sono rimasta affascinata vedendo le immagini dei suoi palazzi, e per questo ho deciso di andare a visitare Belgrado in un week end
Cos’è il brutalismo (e perché a Belgrado è ovunque)
Il brutalismo è uno stile architettonico nato nel secondo dopoguerra, caratterizzato dall’uso del cemento grezzo e da forme monumentali, funzionali e spesso imponenti. Il termine brutalismo deriva dall’espressione francese Béton brut (cemento grezzo), utilizzata dall’architetto Le Corbusier per descrivere l’uso del calcestruzzo non rifinito a vista. Il movimento, nato negli anni ’50, esalta la matericità, l’onestà strutturale e forme geometriche grezze, senza intonaci o decorazioni.
A Belgrado, questo stile ha trovato terreno fertile soprattutto durante il periodo della Jugoslavia socialista, quando la città è stata profondamente ripensata e ricostruita.
Qui il brutalismo non è solo una scelta estetica: è un linguaggio politico e sociale, che voleva rappresentare modernità, progresso e uguaglianza.
E io, che sono ultimamente davvero affascinata da questo tipo di architettura, ho deciso di andare a Belgrado anche per vedere tutta la sua anima brutalista.
Dove vedere il brutalismo a Belgrado
Genex Tower (Western City Gate)
La Genex Tower è probabilmente il simbolo assoluto del brutalismo di Belgrado, e forse anche l’edificio più iconico della città. Due torri gemelle collegate da un ponte sospeso, con una silhouette che sembra uscita direttamente da un film di fantascienza degli anni ’70: imponente, aliena, quasi irreale. È uno di quei luoghi capaci di trasmettere contemporaneamente fascino e inquietudine, un autentico manifesto dell’architettura socialista utopica dell’ex Jugoslavia.
Conosciuta anche come “Porta Ovest di Belgrado”, la torre fu progettata dall’architetto Mihajlo Mitrović e completata nel 1980. Non fu costruita lì per caso: sorge proprio lungo la strada che collega l’aeroporto al centro città, pensata per essere il primo grande impatto visivo per chi arrivava a Belgrado. E ancora oggi funziona esattamente così. Appare improvvisamente all’orizzonte, enorme e scenografica, dominando il paesaggio urbano con un’estetica che sembra sospesa nel tempo.
Noi l’abbiamo vista per la prima volta dal bus appena arrivati in città, e ci aveva già colpiti tantissimo. Ma al ritorno verso l’aeroporto abbiamo deciso di fermarci apposta per osservarla da vicino. Anche se purtroppo si può visitare solo dall’esterno — entrare è praticamente impossibile se non si vive lì — vale comunque assolutamente la deviazione.
Oggi la Genex Tower sembra vivere una fase di lenta decadenza. Gli spazi esterni appaiono trascurati, molte aree sono in stato di abbandono e l’intero complesso porta addosso i segni del tempo e delle difficoltà economiche attraversate dalla Serbia dopo la dissoluzione della Jugoslavia. Eppure, proprio questa atmosfera un po’ malinconica contribuisce al suo fascino. Ha forse perso parte della forza visionaria e dell’autorevolezza che doveva avere negli anni d’oro, ma continua ad avere una presenza magnetica, quasi cinematografica.
Una delle due torri è ancora residenziale — e sì, ho cercato anch’io con grande speranza qualche appartamento su Airbnb per poterci dormire almeno una notte, ma senza successo — mentre l’altra era destinata ad uso commerciale ed è oggi in gran parte inutilizzata. In cima, invece, si trovava un ristorante panoramico diventato leggendario in città: nel progetto originale avrebbe dovuto persino ruotare lentamente su se stesso, offrendo una vista completa su tutta Belgrado, un dettaglio futuristico perfettamente in linea con l’immaginario dell’epoca.
Che dire? Per me, anche solo vedere la Genex Tower dal vivo vale il viaggio a Belgrado. È uno di quegli edifici che non si limitano a occupare uno spazio urbano: raccontano un’epoca, un’ideologia e un’idea di futuro che oggi sembra appartenere a un altro mondo.
Indirizzo: 41/43 Narodnih heroja
Toblerone tower
Un altro edificio brutalista che secondo me merita assolutamente una visita — rigorosamente dall’esterno — è il celebre “Toblerone Building”, uno dei condomini più particolari di Belgrado. Si trova nella parte orientale della capitale serba e, pur essendo molto meno famoso della Genex Tower, riesce comunque a colpire immediatamente chi ama l’architettura sovietica e le strutture fuori dal comune.
Il suo vero nome è piuttosto sconosciuto ai più: tutti a Belgrado lo chiamano semplicemente “Toblerone”, soprannome nato spontaneamente tra gli abitanti della città perché le sue sporgenze triangolari ricordano in modo evidente i picchi della famosa barretta di cioccolato svizzera. E una volta visto dal vivo è impossibile non pensarci.
L’edificio ha una struttura davvero unica: una pianta esagonale da cui si sviluppano terrazze e finestre appuntite che si aprono verso l’esterno in modo quasi geometrico e futuristico. Ma questa forma così scenografica non era soltanto una scelta estetica. Al contrario, fu progettata con un approccio molto funzionale: l’obiettivo era massimizzare l’ingresso della luce naturale negli appartamenti, migliorare la ventilazione interna e offrire visuali più ampie sulla città.
Come molti edifici costruiti nella Jugoslavia socialista, anche il Toblerone Building nasceva come un vero e proprio esperimento di abitazione urbana, parte di un più ampio piano di espansione residenziale della Belgrado del dopoguerra. In quegli anni l’architettura non doveva essere soltanto monumentale, ma anche pratica, efficiente e capace di migliorare la vita quotidiana delle persone.
Oggi il palazzo continua a essere abitato e, nonostante il passare del tempo, conserva ancora un aspetto sorprendentemente moderno.
Indirizzo: Mije Kovačevića 9
Palace of Serbia
il Palace of Serbia è visibile già dal bus che porta dall’aeroporto al centro città. Lo abbiamo visto passando con il bus dall’aeroporto andando verso il centro. Le sue linee rigorose, le dimensioni imponenti e l’uso del marmo e del cemento raccontano perfettamente l’idea di monumentalità che caratterizzava l’architettura dell’epoca.
Palazzo Governativo
In centro è possibile vedere anche questo palazzo governativo in tipico stile brutalista, con su un fianco una bandiera gigante della Serbia.
Oltre a questi edifici che sono riuscita a vedere con i miei occhi ci sono molti altri palazzi brutalisti a Belgrado da vedere, in primis l’Eastern City Gate, un imponente complesso di 3 torri di 28 piani ciascuna, costruito negli anni 70, che è di sicuro affascinante come gli altri.
Vorrà dire che ho una scusa per tornare a Belgrado e vedere altri edifici brutalisti!





