Roma: alla scoperta del quartiere Garbatella

Scopriamo assieme a Daniela, romana DOC, il quartiere Garbatella di Roma

Mappa del quartiere Garbatella

Oggi vi parlo del quartiere Garbatella, un quartiere di Roma, nato il 18/11/1918 sotto Re Vittorio Emanuele III come borgata piuttosto malfamata dalle umilissime origini, e che da un po’ di tempo è in grande ripresa diventando un quartiere di tendenza (sarà l’effetto Cesaroni?), sebbene lontano dai turistici quartieri centrali di Roma, decisamente più caotici.

E’ un quartiere comunque vasto, confina da un lato con via Cristoforo Colombo e il palazzo della Regione Lazio (quello dei film di Fantozzi), dalla parte opposta con la stazione di Roma Ostiense dove, in occasione dei mondiali di calcio Italia ’90, sorse lo scalo Air Terminal con annesso immancabile centro commerciale che, dal 2012, è sede romana di Eataly.

Il quartiere Garbatella

Origini: Varie sono le ipotesi sull’origine del nome: un tipo di coltivazione “ a garbata” tipica della zona, quella che sovrastava l’attuale basilica di S. Paolo, in cui le viti venivano “poggiate” ad alberi di acero o di olmo? Oppure il nome deriva dalla particolare amenità del luogo? Oppure il nome ricorda una gentile e garbata ostessa, (detta anche ostella) ipoteticamente di nome Carlotta, che lavorava presso un’osteria che si trovava nella zona della basilica di S. Paolo? Non si sa bene l’origine vera del nome, a voi la scelta sull’ipotesi che vi stuzzica di più!

La Garbatella  non ha perso la caratteristica di “quartiere paese” ma attenzione, non in senso spregiativo, al contrario invece ha conservato la calma, il silenzio e l’aspetto popolare: tutto il quartiere è diviso in “lotti”, grandi superfici occupate da costruzioni alte al massimo tre piani che circondano cortili e giardini interni, punti di ritrovo per la popolazione, con lavatoi, stenditoi per i panni, botteghe, cantine e muretti per sedersi soprattutto nelle calde serate estive.

uno stenditoio dentro un lotto della Garbatella

Di questi lotti il più famoso è il lotto 24 con 13 palazzine, chiamate “casette modello”, costruite secondo lo stile “barocchetto romano”; davanti all’ingresso di ciascun villino si può leggere il nome dell’architetto che lo ha progettato.

Il lotto 24 si affaccia proprio su una delle piazza caratteristiche del quartiere Garbatella, la piazza di S. Eurosia con l’arco da cui entra Nanni Moretti nel suo tour in Vespa in “Caro diario”. Numerose sono le zone caratteristiche del quartiere, per dirne qualcuna,  il bar “dei Cesaroni” a piazza Giovanni da Triora, reso famoso dalla serie televisiva di qualche anno fa, la Fontana Carlotta (il nome dell’ostessa) a Piazza Rinaldo da Montecroce, in passato danneggiata da vandali e poi restaurata nel 1998 con annessa scala detta “degli innamorati”, la scuola elementare “Cesare Battisti” di chiara fattura fascista, in fondo alla piazza rettangolare, anche questa presente nella serie dei Cesaroni, la “scoletta” a piazza Nicola Longobardi, che non è una scuola qualunque, ma una  vecchia villa della nobiltà papalina del ‘500, villa Rosselli, ricavata da una villa romana del 1° secolo d.c., scenario di alcune parti del film “ Totò e Marcellino”.

Mi voglio soffermare, in particolare , sul lotto 24 di cui ho già accennato sopra e descrivere la “chiesoletta” dedicata ai Santi Isidoro ed Eurosia.

Isidoro era un agricoltore spagnolo cui vennero attribuiti poteri portentosi, Eurosia era una ragazza martirizzata all’epoca dei Saraceni. La chiesoletta è stata edificata nel 1818 da Monsignor Niccolò Maria Nicolai partendo da un antico casale: il pronao d’ingresso è attribuito al Valadier, nel portico sono presenti tre bozzetti a rilievo attribuiti al Canova. L’interno è molto semplice, a navata unica, quattro finestre laterali che illuminano l’interno, l’altare è in marmo policromo. Entrando si ha l’impressione che sia a pianta trapezoidale, forse per i banchi disposti in maniera particolare, la pianta è invece perfettamente rettangolare. La chiesa ha subito varie modifiche, l’ultima nel 1952 con la costruzione di un’altra chiesa, per rispondere alle esigenze di culto, dedicata a S. Filippo Neri ed ora la “ chiesoletta” fa parte dell’oratorio di S. Filippo Neri.

Quartiere Garbatella – cosa e dove mangiare

Passando dal sacro al profano, vorrei indicare un posto, qui alla Garbatella,  dove sono andata a mangiare la pizza con i miei amici,  non sono andata in una classica pizzeria, bensì in un posto dove si mangia la “pizza a taglio”, ovvero un locale che cuoce e prepara tanti tipi di pizza, di cui se ne possono prendere vari pezzi. Si può chiamare anche “pizza a trancio”, ma ,se vi trovate a Roma, non usate mai questo termine, non vi capirebbero.

Il locale si chiama “Mi garba la pizza”, notate il gioco di parole “garba” e “garbatella”, si trova nel giardino pubblico Monsignor Desiderio Nobels a piazza S. Eurosia. Lì si possono scegliere vari pezzi di pizza di qualunque gusto e mangiare tranquillamente ai tavolini fuori senza pagare alcun sovraprezzo. Il servizio è molto spartano, ragazzi volenterosi aprono tavoli di legno all’istante se non sono sufficienti per tutti i clienti, ci si siede su panche di legno, sono poche le sedie più comode. La pizza viene fornita su vassoi di plastica, per chi non bada alle apparenze, è un posto fresco e la pizza è molto buona.

Lì vicino c’è una gelateria, che usa latte biologico italiano al 100%, almeno così recita il cartello all’ingresso. Comunque il gelato è buono, abbondante, la panna non si paga (come spesso accade a Roma) e anche in questo caso lo si può mangiare seduti fuori al fresco senza pagare il servizio. Se siete poi curiosi, potete leggere questo altro post in cui ho parlato delle migliori gelaterie di Roma.

Poco lontano c’è un altro locale, la macelleria “Antichi sapori” dei fratelli Squarcia, il nome è già una garanzia. Personalmente non sono mai andata a mangiare lì, ma alcuni miei amici si e me ne hanno parlato molto favorevolmente. L’ arredamento anche qui è minimale, tavolini di legno, tovaglie di carta, ma l’atmosfera è delle migliori.

Caratteristica di questo locale è la possibilità di scegliere il pezzo di carne che vuoi mangiare che viene poi cotto all’istante, infatti nel locale è presente il classico banco del macellaio con i vari tagli di carne. Ma il locale offre anche cibi cotti, prevalentemente specialità della cucina romana, come polpette al sugo, panino con trippa, panino con picchiapò alla romana o con la coda alla vaccinara…..tutte pietanze “facilmente digeribili”…..ma anche lasagne di tutti i tipi e anche panini take away.

Per i non romani: il picchiapò ( il nome deriverebbe da una poesia di Trilussa “Picchiabbò”) è un piatto caratteristico della cucina romana, un piatto di recupero in cui si utilizza la carne cotta nel brodo ( il classico lesso)  aromatizzata con pomodoro, cipolla e mentuccia.

Il giro delle sette chiese

La strada dove si trovano la gelateria , la pizzeria e la macelleria è via delle Sette Chiese, dove si trova anche la “chiesoletta” con annesso oratorio, è una delle vie più importanti del lotto 24. La via prende il nome dal numero delle chiese che si visitava per acquisire speciali indulgenze. E’ una lunga strada che collega via Ostiense, all’altezza della rupe di S. Paolo, a via Appia Antica, presso la basilica di S.Sebastiano, interseca via Cristoforo Colombo e via Ardeatina e attraversa i quartieri Ostiense, la zona Garbatella appunto e il quartiere Ardeatino.

La strada fa parte di un pellegrinaggio a piedi già in precedenza praticato dai fedeli, ma formalizzato da S. Filippo Neri, il famoso “giro delle sette chiese”: tradizione religiosa che risale al 1540, questa manifestazione di devozione cristiana vede il pellegrinaggio dei fedeli verso le sette basiliche più antiche e importanti di Roma: S. Giovanni in Laterano, S. Maria Maggiore, S. Pietro in Vaticano, S. Paolo fuori le Mura, S. Croce in Gerusalemme, S. Lorenzo fuori le Mura e S. Sebastiano.

La distanza tra le sette basiliche (circa 20 km) avrebbe dovuto essere percorsa nella sola giornata del Giovedì Santo, ma in realtà per “fare il giro delle sette chiese” si impiegavano due giorni. Attualmente il giro delle sette chiese si svolge di notte, due volte l’anno a settembre e a maggio, poco prima della festa di S. Filippo Neri.

E’ considerato un atto di devozione profonda, ma al solito, la dissacrante saggezza popolare romana ha capovolto il significato. A Roma  l’espressione “fare il giro delle sette chiese”  ha assunto un significato negativo, vuol dire perdere tempo girando senza scopo oppure cercare affannosamente, ma senza risultato, qualcuno che ci ascolti….

Spero di avervi fatto incuriosire su questo quartiere, che merita di sicuro una visita di almeno un paio d’ore !

Daniela

 


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